Il 28 maggio si è inaugurata una rassegna dove il principio cardine era l’esaltazione dei cinque sensi per l’arte, un esperienza simile vissuta sabato pomeriggio alla lezione di Giorgio Barberio Corsetti. E’ stato un evento innovativo che ha coniugato la cultura con il benessere e la bellezza, intese come cura del corpo e della mente. Questa rassegna che il nome era “On” il corpo ascolta, la mente si spoglia, si è svolta presso la sede del Museo Bilotti l’Aranciera di Villa Borghese, che ha una storia secolare dovuta alle numerose trasformazioni che nel corso del tempo ne hanno modificato in misura sostanziale sia l’assetto sia le funzioni.
Arrivando nei pressi del Museo si notavano quattro grandi installazioni dell’artista milanese Chiara Dynys che animano i punti con la forza energetica della luce. Le aureole su alcuni alberi, un bersaglio luminoso sul profilo centrale della palazzina, tre frecce sul balcone, una schiera di quattro diamanti luminosi sul pavimento di fronte all’ingresso. L’artista allestisce una partitura in quattro brani visuali, sfruttando gli alberi attorno alla palazzina ma anche alcuni punti anomali dell’edificio e il piazzale di fronte all’ingresso. I quattro momenti diventano punti cardinali di un percorso tra terra e trascendenza, feticcio e simbolo, realtà e metafora. Le aureole di pura luce sono il momento di maggior impatto scenografico. Circondano la natura secolare attraverso le perle luminose di un complesso impianto tecnologico. La chioma superba della pianta prende così leggerezza estatica, librandosi oltre la fermezza cementata delle radici. Il bersaglio ci attende in posizione immobile ma mai minacciosa. È un magnete ottico che riflette il mondo circostante dentro la sua geografia vulnerabile. Ha il senso urbanistico della piazza tolemaica, un valore dagli echi architettonici che si lega alla storia planimetrica di Roma, alle sue metodologie storiche che riguardano la morale, il potere, le relazioni umane, lo scambio culturale. Un bersaglio che sfrutta la simbologia del numero, il legame tutto romano tra cultura laica e religiosa, fino a ribaltare la prosa urbana delle antenne da terrazzo deturpano le nostre città. Le frecce luminose occupano un’altra porzione dello spazio museale, dialogando in maniera diretta col bersaglio. Indicano tre diverse direzioni, tre punti cardinali di un orientamento interiore che vola verso l’alto, nelle direttrici motorie del cielo. La freccia che storicamente trafiggeva i corpi esce oggi dal costato della pittura barocca, sfuggendo dalla carne aperta a favore di un’elevazione utopica del gesto simbolico. I diamanti luminosi chiudono il nostro percorso. Spiccano nella loro fermezza monolitica e accecante, riportando l’attenzione sul suolo da cui spuntano come iceberg preziosi e inarrivabili. Diventano il Graal imprendibile del progetto, la parte più terrena e al contempo più metafisica delle quattro visioni dialoganti.
Entrando nel Museo si può ammirare la collezione permanente costituita dalla donazione di 22 opere tra dipinti, disegni e sculture. Il nucleo più consistente comprende 18 lavori di Giorgio de Chirico, di cui 17 esposti in questa sala e una scultura, Ettore e Andromaca, collocata all’esterno del Museo. Vi sono quindi i ritratti Tina e Lisa Bilotti, 1981, di Andy Warhol e Carlo con Dubuffet sullo sfondo, di Larry Rivers, il dipinto L’estate, 1951, di Gino Severini, e infine un grande Cardinale in bronzo di Giacomo Manzù, esposto all’esterno.
Il percorso prosegue sulla terrazza con l’esaltazione dei sapori tipici italiani, tra formaggi e vini. Durante la degustazione l’orecchio sente la musica di Casella (musiche della prima produzione del Maestro che si inquadra in un atteggiamento cubista, antiromantico e spigoloso al ritmo, nelle dissonanze, nella politonalità) suonate egregiamente da una violinista. C’è un legame tra De Chirico e Casella, i due lavorarono insieme per la prima rappresentazione della Giara, al Teatro des Champs Elysées del 1924 il primo disegnò i bozzetti per le scenografie.
Lo scenario si conclude con “On” è uno spettacolo/performance multisensoriale in cui le varie forme d’arte, l’esaltazione dei 5 sensi per l’arte dalla poesia alla danza, dal video al design fino all’arte del massaggio, si fondono e si contaminano e chi partecipa non è uno spettatore passivo ma il protagonista di un’esperienza multimediale, emozionale, fisica ed estetica.
Durante il percorso il visitatore è accompagnato alla riscoperta dei cinque sensi in un viaggio del corpo e della mente. Gli attori sceglieranno ciclicamente gli ospiti formando gruppi di 30 persone che si sdraiano su comodi materassini. E mentre esperti massaggiatori “coccolano” i partecipanti con leggere pressioni sul corpo, altri performers recitano poesie, il tutto “immersi” in un’atmosfera di aromi, dalla vaniglia alla ginestra, dall’iris alle spezie d’oriente, studiati appositamente per lo spettacolo da un profumiere fiorentino. “On” è accompagnato anche da un video dell’eclettico artista Andrès Arce Maldonado che vedrà la partecipazione straordinaria di Piera degli Esposti e di Olivia Magnani. La regia è del giovane regista e coreografo colombiano Juan Diego Puerta Lopez molto apprezzato in Italia e all’estero.
Barberio Corsetti ci ha fatto capire da buon regista e preparatore di attori e ballerini che non esiste solo la parola, ma che essa è soltanto uno degli strumenti di cui ci serviamo per dialogare con i nostri simili; in termini percentuali non rappresenta che una modesta componente del linguaggio globale che è invece costruito su una composita e variegata serie di modalità espressive mediante le quali l’uomo proietta messaggi ed emozioni di ogni genere e che spesso addirittura prevaricano la parola sino a sostituirne la potenza.
La conoscenza della comunicazione non verbale permette di scoprire i segreti più intimi di se stessi, delle persone care e dei propri interlocutori e in una normale conversazione rivela un linguaggio “al di la della parola”. La posizione del corpo, i segni e i gesti che l’individuo esprime durante un pensiero e durante un dialogo non sono casuali, ma correlati ai suoi stati emotivi.
Con Barberi Corsetti abbiamo giocato al Sistema Corpo Specchio può essere definito una tecnica, un metodo, un insieme di strumenti, che tutti possono usare, è quello di muoversi simultameamete senza schemi è aver fiducia nell’altra persona implica il contatto fisico questi strumenti o meglio questo gioco permette di esplorare la relazione tra il corpo, la coscienza e la vita.
Io non ho avuto il coraggio di liberarmi dalla tensione della quotidianità. Il mio Sistema Corpo Specchio ha funzionato molto male. Più ci penso e più mi convinco che il principale male del nostro tempo è la paura. Non si fanno le cose o si fanno male perché si ha paura. Si ha paura di restare soli o di uscire dal coro. Di fare cose che non sono in linea con lo stile del tempo o le convenzioni dei più. Si ha paura di esplorare strade nuove, che magari sono difficili, ma che possono veramente aprire nuove possibilità e arricchirti dal punto di vista umano. Si ha paura di mettere in discussione le regole che qualcuno ha definito, come se quel qualcuno fosse Dio e fosse infallibile. Se uno legge il Vangelo si accorge che le “regole” sono poche e semplici e tante delle nostre “regole” altro non sono se non le sovrastrutture che una società un po’ bigotta, meschina e tanto immatura ci ha costretto a introdurre. Si ha paura di perdere ciò che si ha e ciò che si è. Non si riesce a percepire il fatto che nel rischiare c’è anche la possibilità di crescere, migliorare, essere “più” di quello che si è oggi. Si ha anche paura di non riuscire ad essere fedeli a se stessi e a quello in cui si crede.
Credo che in tutto questo, FORSE, si riscopre anche il senso del dolore. Da cristiano spesso mi sono interrogato sul perché ci debba essere il dolore. Perché Dio se ci ama ci fa soffrire? Forse il dolore serve anche a questo, a strapparci dal nostro quieto vivere, dall’assuefazione, dalla stasi, dalle convenzioni. Soffrire ti mette in discussione, ti torce le budella, ti strazia l’anima. Ma ti costringe anche a confrontarti con la vita, con quello che sei e con quello che vorresti e potresti essere.
P.S.: Ci pensavo stanotte non riuscendo a dormire. Prendetele come le sciocchezze di un insonne.
di Daniele Iovanella