Workshop con Cesare Pietroiusti.
Aprile 16, 2008 di verenalenna
Titolo: la creazione dello spazio critico.
Tecnica: vino su carta
L’operazione compiuta da Cesare Pietroiusti nella cornice dei nostri disegni di vino su carta è stata quella di focalizzare l’attenzione sulle dinamiche di relazione e su alcune strategie in definitiva in grado di generare crescita nelle parti coinvolte.
Il funzionamento di tali strategie si basa sulla qualità complessa di tali relazioni, per cui diviene situazione di disagio o blocco quella in cui non si verifica uno scambio informativo reciproco tra le parti.
Supponendo una situazione di stallo o non crescita in una relazione, il superamento può darsi solo mediante la creazione di uno spazio critico.
Si definisce spazio critico lo spazio di movimento tra un punto di vista interno ed un punto di vista esterno ad una data situazione: il soggetto che riesce ad individuare lo scarto tra il livello della situazione in cui si trova ed il livello di lettura della stessa non si aliena, ma si appropria della stessa secondo una diversa prospettiva
La creazione di uno spazio critico è dunque strumento utile per l’acquisizione di consapevolezza rispetto ad una situazione di cui si è parte. Si definisce una dimensione di libertà mentale che non è fuga dal problema: essa consente una sorta di controllo sullo stesso e la definizione di margini d’azione/reazione che in definitiva rimuovono il blocco rendendone consce le parti.
L’acquisizione di consapevolezza o delimitazione dello spazio critico è un processo creativo non individuale, ma relazionale: assumere un punto di vista altro può accadere ad esempio mediante l’immedesimazione con una terza parte, in realtà estranea alla situazione, ma che consente al soggetto di visualizzare la propria condizione : nel contempo questi è ne è interno ed esterno.
Nella capacità di assumere molteplici punti di vista rispetto ad un gruppo e dunque ad una rosa di situazioni relazionali risiede un’importante abilità del leader. In tale ottica dunque egli non è una figura imposta, bensì una figura riconosciuta. La sua capacità di acquisire il punto di vista di altre parti lo pone all’origine di uno scambio che viene percepito come fonte di crescita per gli interlocutori, da cui la necessità della sua posizione.
Molti artisti invitano all’alterità prospettica con il superamento dello stereotipo, l’ironia, l’esagerazione: John Cage e Piero Manzoni ne sono esempio.
Altri lavorano generando disorientamento, fastidio o imbarazzo. Anche al di fuori della ricerca artistica, la ricerca del metalivello dal quale comprendere la propria situazione ha un momento decisivo nella percezione di tali sensazioni: il disagio diviene quindi una risorsa di senso, un cruciale punto d’accesso per la conoscenza.
Lo scardinamento da posizioni consolidate, dunque miopi, può avvenire anche mediante il paradosso, come condizione il cui superamento si rende possibile in virtù dell’individuazione dello spazio critico, distanza tra il livello ed il metalivello. La considerazione contestuale che ne deriva e l’espressione di un rapporto di circolarità tra le parti rendono il paradosso la chiave d’accesso alla complessità delle relazioni.
Le opere di Cesare Pietroiusti spesso incardinate su tale figura, innescano disagio evidenziando alcune criticità della società in cui troppo spesso si vive anestetizzati.
In conclusione emerge anche la ricchezza delle dinamiche rese possibili negli spazi relazionali: da un lato inducono la crescita dei singoli, in virtù del processo di consapevolezza innescato dall’individuazione di spazi critici; dall’altro producono nuovi soggetti, autori di progetti che vanno oltre la somma delle singole parti. Lo schizzo espositivo che si produce al termine di questo primo workshop spiega bene la metamorfosi di un’idea sottoposta al confronto, in definitiva tendente ad un grado di complessità superiore.
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grazie verena, ottimo lavoro. attendiamo commenti e integrazioni dagli altri.
valeria